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Decisioni profittevoli? Consultate l’oracolo emotivo

Avevo già spiegato perché fareste bene a non ragionare troppo all’Ikea.

Un recentissimo studio della Columbia Bunisess School di New York, in corso di pubblicazione (“Feeling the Future: The Emotional Oracle Effect”) suggerisce che lo stesso potrebbe valere anche nel caso doveste scommettere sul futuro.  Ne ho parlato sul Corriere. Ecco l’essenziale.

La ricerca in questione prevedeva che i soggetti avanzassero previsioni in contesti molto differenti tra loro: dal vincitore delle elezioni americane al vincitore di una trasmissione televisiva tipo X Factor, dai film che avrebbero avuto successo al vincitore del campionato di football, e, degno di nota, dalle previsioni del tempo all’immancabile indice Dow Jones.

Tipicamente si ritiene che il processo attraverso cui operiamo giudizi e prendiamo decisioni in condizioni di incertezza sia di natura cognitiva e consapevole, se non del tutto razionale: raccogliere informazioni, costruire un possibile scenario della situazione, creare alternative e indicare il corso degli eventi maggiormente probabile, quindi controllare.

Eppure non sempre è così. Molti di noi si affidano a non meglio precisate sensazioni viscerali: “sentono” cioè che le cose andranno in un certo modo. Ora sappiamo che fanno bene a farlo! Lo studio mostra che chi si basa di più sulle proprie sensazioni (nei contesti sopra citati) è in grado di fare previsioni del 25% per cento più accurate di chi non si fida di esse.  Vale a dire:  se cercate di prevedere l’indice di borsa avete il 25 percento di probabilità in più di azzeccarlo se lo farete di “pancia”.

 Ma come è possibile? Come spiegare un risultato così paradossale per cui processi inconsci sopravanzano nettamente il ragionamento deliberato? Le neuroscienze cognitive degli ultimi anni ci hanno insegnato che mentre le nostre capacità calcolo e di processare l’informazione sono finite, il nostro inconscio cognitivo “analizza” una gran quantità di dati in modo del tutto automatico.  Così, nel fare una predizione, la mente consapevole si trova spaesata, ma le emozioni avrebbero una “finestra privilegiata” sulla “mente sotterranea”. Là dove non arriva il ragionamento,  arriverebbe invece l’informazione sintetizzata da quel formidabile prodotto dell’evoluzione che sono le nostre emozioni.

Immaginate di trovarvi di fronte a Bloomberg TV e di vedere scorrere le valutazioni di vari titoli azionari. Provate a concentrarvi su almeno venti di questi e ricordavi i relativi  dati. Verosimilmente non ci riuscirete. Pertanto, se qualcuno vi chiedesse di indicargli il titolo migliore difficilmente sareste in grado di farlo. Ma se vi venisse chiesto quale titolo associate a una migliore sensazione, ossia quale titolo scegliereste d’istinto, è probabile che indichereste il titolo giusto. Il “pilota automatico” della vostra mente emotiva ha marcato il titolo migliore legandolo a una emozione positiva.  Voi non lo sapete, ma le vostre emozioni sì. Ecco come fungono da oracolo. E vi sono casi in cui faremmo bene a dargli ascolto. 

 

 

  • carl |

    Le non meglio precisate “sensazioni viscerali” fino a non molto tempo fa venivano definite facendo ricorso al termine “intuito”..O no?
    Personalmente sarei poco propenso a definire “inconscio cognitivo” l’elaborazione, per così dire autonoma, del nostro cervello.
    D’altronde, guai se non avessimo al nostro fianco un cervello ben nutrito, esercitato e affatto propenso a “scioperare”..Ma su questa consierazione, forse, anzi probabilmente non sono in pochi a dissentire..
    Cio non toglie che siano tanti, tantissimi, i cervelli mal nutriti, poco esercitati e, di conseguenza, con poca propensione e possibilità di elaborare.. Proprio come sono tanti i cittadini disoccupati, precari, privi di un’adeguata formazione professionale, ecc. ecc. Il che acuisce i problemi su altri piani ed aggrava pure la congiuntura economico-finanziaria.. Ma questo sarebbe un altro discorso..

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