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L’incapacità di semplificare: le nuove etichette energetiche che non aiutano né il portafogli né l’ambiente

con Carlo Canepa

Da ieri sono in vigore le nuove etichette energetiche per le lampadine, secondo la direttiva europea 2010/30/Ue che era intervenuta su frigoriferi e lavatrici. La nuova etichetta energetica europea mira a “fornire ai consumatori informazioni riconoscibili, accurate e comparabili sul consumo energetico delle lampadine, riguardo le loro performance e caratteristiche essenziali” (newenergylabel.com). Ma ci riesce?

Rispetto alla vecchia etichetta la classificazione di efficienza energetica è stata modificata. Alla scala di riferimento che utilizza le prime lettere dell’alfabeto e il colore verde sono state aggiunte due classi, A++ (altamente efficiente) e A+ (molto efficiente) per segnalare i miglioramenti ottenuti dal risparmio consentito dalle nuove tecnologie. Le informazioni su flusso luminoso (lumen), potenza assorbita (W) e vita prevista (espressa in ore, h) sono state sostituite dal dato che fa riferimento al “consumo ponderato”, ovvero al rapporto tra kWh consumati e 1000h.

 

Senza titolo

Ma quanti consumatori alla prova dei fatti sono in grado di capire immediatamente cosa sia un kWh, 1000h di consumo, e soprattutto come queste due cose relazionate tra loro impattino in bolletta, che poi è quanto realmente ci interessa sapere?

L’impressione è che si sia persa una buona occasione per aiutare le persone a prendere decisioni migliori per il loro portafoglio e per l’ambiente, in modo trasparente, consapevole e responsabile. Come è noto da una gran mole di studi empirici di psicologia della scelta la salienza percettiva è un aspetto cruciale per orientare gli acquisti. In questo senso l’uso dei pittogrammi invece di scritte è del tutto appropriato. Ma ciò che manca è una chiara informazione che consenta una comparazione tra risparmi e costi in termini economici e di sostenibilità ambientale. I kWh restano un dato di misura relativo e 1000 h non sono immediatamente salienti (quante giorni e mesi sono?). Nulla che aiuti davvero i nostri “conti mentali”.

Non avrebbe avuto più senso scrivere, per esempio, il costo stimato (in bolletta) del consumo energetico di una data lampadina nell’arco di un anno che stia accesa tre ore al giorno? Così tutti avremmo capito. E così fanno negli Stati Uniti già dal 2011. La General Electric mostra infatti sulle confezioni dei propri prodotti il risparmio previsto in dollari di una data lampadina rispetto a un’altra in un preciso lasso di tempo. Il risparmio energetico ed economico risalta in tutta la sua evidenza, in modo comparativo del tutto intuitivo. Non ci è richiesto alcun aggiuntivo costo cognitivo. Ecco, l’informazione che ci serve, ed eccola qui e ora a portata di mano, come potete constatare voi stessi. Qui l’etichetta riporta il costo energetico in bolletta di 1,57 dollari per una lampadina accesa tre ore al giorno per un anno. 

 

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Dato che potrete facilmente confrontare con altre lampadine, per esempio a una che vi costerà 12,05$ e a un’altra da 9,03$ eccetera. Semplice no? E straordinariamente efficace in termini di eco sostenibilità.

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In norvegia, GreeNudge – un’organizzazione che promuove l’applicazione delle scienze comportamentali per migliorare la vita dei cittadini – ha condotto un interessante studio in questo ambito. Nelle etichette per lavatrici ha inserito nel prezzo del prodotto anche il costo in bolletta riferito al suo arco di vita (tipicamente dieci anni). I risultati dicono che in questo modo si riesce a promuovere un acquisto più conveniente economicamente sul lungo periodo che è anche quello più rispettoso dell’ambiente. Guardate questo breve video e giudicate voi stessi se non è un approccio in cui tutti abbiamo da guadagnarne:

 

 

Piccole imbeccate nella giusta direzione, possono avere grandi, grandissimi effetti. Lo sanno bene a Opower, leader statunitense nel settore del risparmio energetico, che dal 2007 fornisce bollette comparative a milioni di famiglie, grazie a un database in tempo reale sui consumi di 15 milioni di abitazioni progettato allo scopo. In sei anni ha prodotto un risparmio di 2.5 terawattora di corrente elettrica, quantità consumata annualmente da una città di circa 400 mila abitanti. Ecco come ci sono riusciti:

 

 Acquistare una lampadina, poterlo fare in modo in modo consapevole e informato è solo un piccolo contributo alla riduzione del consumo energetico, ma piccoli contributi per milioni di famiglie possono significare enormi quantità di energia. Scegliere in modo consapevole e informato però non è banale, ci serve aiuto. Servono buone idee su come presentare l’informazione. Occorre fare leva sui meccanismi cognitivi che presiedono alle scelte e che sono sempre meglio indagati e conosciuti. Soprattutto occorre mettere i possibili interventi alla prova, e basarli sull
’evidenza. Quella delle etichette era una buona occasione. Un’occasione sprecata.

 

Per chi fosse interessato a capire come si sperimenta  (e quindi si interviene basandosi sull'evidenza) in questo ambito, rimando a questo eccellente report per la Commmisione europea di Cristiano Codagnone e colleghi sulle etichette CO2 dei veicoli:

 http://ec.europa.eu/clima/policies/transport/vehicles/labelling/docs/report_car_labelling_en.pdf

  • carl |

    Avevo lasciato settimane fa un commento che, se ben ricordo, finiva accennando al fatto (o diciamo pure opinione) che la General Electric non è che sia un “insieme” esemplare..:o)
    Il commento non è stato pubblicato, Si vede che come della GE non si può parlar, neppur minimamente male (specie forse per chi viva e lavori negli States..?) come di Garibaldi.. Del resto tutti e due i nomi cominciano per G..
    Commento scemo ? Può darsi, ma non c’era motivo di non pubblicarmi quello precedente.
    Fatevi un giro per i blog di Le Monde e noterete come vedono la libertà di commento ed espressione.. Nonostante la quale, tuttavia, si lascia comunque il tempo che uno trova..:o)
    cheese!

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