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Governi efficienti una “spinta gentile” alla volta

I nostri governi hanno perso abbastanza tempo con le ideologie e i luoghi comuni sugli italiani. Se smettessero di presumere che sanno cosa stanno facendo, e cominciassero a verificare l’efficacia di quello che presumono, potremmo usare la conoscenza dei meccanismi comportamentali che si celano dietro le nostre decisioni e, in generale, le Behavioral sciences per il nostro bene. Per ideare e realizzare, cioè, politiche più efficaci ed efficienti perché basate sull’evidenza (e non sulla convenienza di qualcuno). È quella che si va sempre più diffondendo come la teoria e la felice pratica del nudge (dal libro di Sunstein e Thaler – 750.000 copie vendute, traduzioni in trentadue lingue): la strategia della «spinta gentile», ovvero una nuova arte di governo oggi sperimentata con notevole successo ai quattro angoli del globo.

Piccoli e ben congegnati cambiamenti dell’ambiente nel quale le nostre decisioni sono prese quotidianamente, possono produrre enormi effetti nell’orientare le nostre scelte. Ovviamente le aziende private che devono massimizzare i loro profitti l’hanno capito da tempo. Le autorità pubbliche, che dovrebbero massimizzare il benessere dei cittadini, iniziano a comprenderlo ora.

Le “spinte”, più o meno gentili, arrivano tutti i giorni da ogni parte e, più o meno visibili, impattano sulle scelte di ciascuno. Il mondo è pieno di «predatori cognitivi» che sfruttano i limiti della nostra razionalità. E, statene certi, l’«industria della fragilità umana» non conosce crisi. Quella del nudge è una forza invisibile (come l’elettromagnetismo o la gravità) che c’è stata e sempre ci sarà, cui non possiamo realmente opporci ma che – comprendendola – abbiamo la possibilità piegare pragmaticamente a scopi più degni per il miglioramento della società.

Chi ci ha creduto per primo è David Halpern, ricerche di psicologia sperimentale e scienze sociali a Cambridge, un’esperienza come capo analista nella Prime Minister’s Strategy Unit del governo Blair, quindi direttore dell’ Institute for Governament con Cameron e infine, dal 2010, fondatore e direttore della celebrata Behavioral Insight Team (BIT), nota a tutti come la “Nudge Unit” al numero 10 di Downing Street (anche se di recente si è privatizzata e ha la sua nuova sede non lontano da lì). Inside the Nudge Unit. How Small Changes Can Make a Big Difference, è insieme il suo resoconto in prima persona della nascita del “governo sperimentale” e un prezioso set di attrezzi per il policy maker con le istruzioni caso per caso.

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Innovare è un obbiettivo ambizioso. figuriamoci se in gioco ci sono le politiche pubbliche. Il primo passo come spesso accade è il più impegnativo: mettere in discussione il presupposto secondo cui le persone prendono decisioni in modo (economicamente) razionale. Se risparmiamo poco, ci indebitiamo molto, mangiamo troppo e inquiniamo di più, come si può credere che stiamo analizzando costi e benefici delle nostre scelte? Eppure lo assume ogni azione di governo che mira a imporre comportamenti attraverso divieti, regole e leggi.

Che una burocrazia del ventesimo secolo possa a farci vincere le sfide del ventunesimo non è cosa più sostenibile. Allora perché non tentare un’altra via, insieme più “umana” e “scientificamente fondata”? Volete che le persone facciano qualcosa? Benissimo, rendetela semplice, attraente e sociale.

Per esempio: il BIT ha controllato l’effetto di lettere semplificate per la riscossione fiscale. Lettere scritte in un linguaggio colloquiale con una richiesta chiara ed esplicita all’inizio si sono rivelate 300 volte più efficaci dei vecchi originali (in “burocratese”). In questi casi, inoltre, “di più è di meno”. Un testo corto e snello, può significare 40 percento di risposte in più (non dimenticatelo quando scrivete email.) Nel caso delle multe stradali il messaggio “paga la multa o perdi l’auto” con fotografia della tua macchina in “carne e ossa” fa salire le riscossioni del 20 per cento. Una mosca disegnata nei wc dei bagni pubblici riduce del 60 per cento l’urina per terra e dell’8 per cento le spese di pulizia. (I maschi, com’è noto, fin da bambini si divertono a giocare con il getto di pipì e se vedono una mosca la mirano.)

Ma l’effetto più spettacolare si deve al confronto sociale. Quando non sappiamo cosa sia giusto fare, tendiamo a fare quello che fanno gli altri. Ingiungete a pagare le tasse, magari con una costosissima campagna di sensibilizzazione, e otterrete scarsi risultati. Dite alla gente come si comportano i loro vicini di casa e avrete risultati spettacolari. In un caso che ha fatto scuola – esportato in Australia, Singapore e Singapore -, cui il BIT deve gran parte della sua fama, sono stati inviate varie versioni di lettere con altrettanti messaggi per controllare sul campo (in perfetto stile Randomized controlled trials) quale fosse il più efficace. L’evidenza ha decretato che le norme sociali descrittive funzionano meglio di quelle ingiuntive. Dopo ventitré giorni dal ricevimento della lettera, il messaggio “Nove persone su dieci nel tuo quartiere hanno pagato le tasse in tempo. Tu fai parte della ristretta minoranza che non lo ha fatto» ha aumentato la tax compliance del 38,6 per cento rispetto al gruppo di controllo. Oltre 1,2 milioni di sterline in ventitré giorni. Nel solo anno fiscale 2012-13, in un’ azione concertata con il Her Majesty’s Revenue & Customs, l’equivalente della nostra Agenzia delle Entrate, il BIT stima di aver contribuito alla raccolta di 210 milioni altrimenti evasi (guadagnandosi il Civil Service Award for Innovative Delivery). Il costo di questo intervento di provata efficacia? Economicissime missive. Solo una riga d’inchiostro ben scritta! Attenzione però, una riga di provata efficacia. Perché “non si può fare evidence-based policy senza evidenza”. E’ questo, in definitiva, il contributo più importante e innovativo del BIT nella sua opera di affiancamento di vari ministeri e dipartimenti: l’aver portato una cultura della sperimentazione in ambienti che ne erano sempre stati impermeabili. Così Halpern: “abbiamo mostrato ai politici che non sempre devono per forza conoscere la risposta; ma che portare il metodo sperimentale dentro la loro pratica consente, gradualmente, di scoprire cosa funziona davvero e cosa no.” Testando, imparando, adattando – secondo il motto del BIT. Tanto più che nella maggior parte di casi questi interventi costano poco ma valgono molto di più. (L’investimento nel BIT è già tornato indietro moltiplicato per dieci)

Non c’è dubbio, che il nudge sollevi questioni etiche. Solo il fatto che sia così efficace, non lo rende di per sé giusto. Quando si cambia qualcosa che impatta sul benessere di milioni di cittadini occorre essere responsabili nella condivisione degli obbiettivi e soprattutto trasparenti nel modo in cui li si vuole realizzare. Ma è forse etico quel governo che spende i soldi pubblici con interventi che tirano a indovinare? Possiamo continuare a permetterci di fare a meno dell’evidenza per selezionare gli interventi più efficaci?

Non per il Presidente degli Stati Uniti. In un giorno glorioso per gli scienziati cognitivi di tutto il mondo, lo scorso15 settembre scorso, la Casa Bianca ha diramato un “Executive order” dal titolo che è un programma: “Using Behavioral Sciences to Better serve the American People“. Vi si legge che “un’enorme mole di evidenza dimostra ormai che le scienze comportamentali consentono di progettare politiche migliori (…) ottenere risultati a un costo più basso (…) incrementare l’efficienza e l’efficacia del governo (…). Tutti i dipartimenti e agenzie esecutive sono incoraggiati ad applicarle.”

E in Italia cosa stiamo aspettando? Dalla cultura della “spintarella” a quella della “spinta gentile”: questo sì sarebbe rivoluzionario per il governo del Paese.


 

  • Matteo Motterlini |

    No, non credo sia opera di alcuna oscura nudge unit e, come a Lei, il canone in bolletta non mi pare una spinta affatto “gentile”.

  • RoGi Martino |

    Esiste in Italia una segreta “the nudge unit” che ha elaborato l’idea di far pagare il canone televisivo con la bolletta elettrica? E la raccolta pubblicitaria? Lo sanno gli esperti della “nudge unit” che per l’azienda non si tratta di costi bensì di investimento? I soldi che la Rai incassa dalla pubblicità sono soldi dei cittadini-consumatori, infatti l’azienda li ha spalmati sui costi dei prodotti pubblicizzati. Perciò il canone Rai è già pagato ogni volta che acquisto un prodotto, una merce! Quindi l’idea “geniale” del canone TV pagato “d’ufficio” in bolletta (per ogni utenza telefonica) è una tassa ingiusta. E perchè gli esperti di nudge non si cimentano su soluzioni etiche, suggerire ai governanti, per esempio, anche una legge che faccia di ogni cittadino maggiorenne un donatore universale di organi e tessuti (silenzio assenso, è una italianissima antica “spinta gentile”)? Attualmente, per chi lo sa, è possibile farlo scrivere sul retro della propria carta d’identità, ma gli impiegati dell’anagrafe non lo sanno! Dovrebbero essere loro a suggerire (nudge?!) ai cittadini, ma gli impiegati dell’anagrafe non lo fanno vel (e/o) non lo sanno e non sanno neppure che poi bisogna comunicarlo alla ASL, altrimenti resta un’inutile scritta sulla carta, che costa tempo e danaro pubblico. Bisogna essere cittadini iperattivi (correre da un ufficio all’altro, facendo la fila per “prenotazioni per non fare la fila”) per esprimere la propria volontà di donatore di organi e tessuti… Se ci fosse una legge nudge avremmo qualche miliardo di euro di risparmio nei costi (diretti ed indiretti, statali, regionali, sociali e familiari) del sistema sanitario… si potrebbero abbattere i “canoni TV in bolletta elettrica”, le accise sulla benzina ed altri infiniti balzelli che taglieggiano i cittadini senza dare in cambio alcun servizio (questa è una “nudge speciale del senno di poi preventivo” paga o ti costerà un danno futuro; si chiama mafia, in ogni angolo del pianeta, da ogni piega della storia, il fenomeno è lo stesso). Perché non costitutuire una Nudge Unit indipendente che pungoli i decisori istituzionali centrali e periferici? Con i soldi risparmiati si potrebbero compensare i componenti di una nudge unit per ognuno degli ottomila comuni italiani (tra parentesi la recente legge di accorpare i piccoli comuni sembra proprio anti-nudge!, un delirio metropolitano). Codesto è un commento troppo lungo, poco nudge? Ma almeno è un commento anteriore, senza la trappola del senno di poi, o no?

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