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Nobel per l’economia? Io lo darei a Shiller

Tempi duri sui mercati. Traders e risparmiatori sono sull’ottovolante ormai da un paio di mesi. Quando la volatilità è alta, la speculazione incalza, e le bolle scoppiano, si sente spesso dire che i mercati sono “dominati dalla psicologia” o, ancora, da “fattori irrazionali”. Peccato che queste affermazioni non siano mai seguite da una qualche spiegazione, sottendendo invece che psicologia e irrazionalità umana agiscano da variabili nascoste del tutto incontrollabili. Se le crisi ci obbligano ciclicamente a prendere atto della loro influenza, allo stesso tempo non sappiamo come trattarle, perché non rientrano nei tradizionali modelli della teoria economica.

 

Oltre trent’anni di ricerche nell’ambito della cosiddetta economia comportamentale e i più recenti esperimenti neuroeconomici ci insegnano che l’irrazionalità umana segue percorsi precisi: essa è sistematica e pertanto prevedibile. Sappiamo per esempio che la sola anticipazione di un guadagno monetario (la prospettiva di guadagni incessanti quando una bolla si gonfia, per esempio) attiva i cosiddetti centri della ricompensa, vale a dire quelle aree viscerali del nostro cervello ricche di innervazioni dopaminergiche che ci fanno provare piacere. E sappiamo che un’attivazione di queste aree può stravolgere la corretta percezione della relazione tra rischio e rendimento sbilanciandola a favore di questo ultimo.

Il nostro cervello inoltre traffica con l’incertezza in modo del tutto particolare. Risponde prontamente all’anticipazione di una grossa vincita, ma non all’aumentare o diminuire delle probabilità di ottenerla. L’anticipazione di un guadagno è processata istantaneamente; mentre la stima delle sue probabilità richiede un attimo di riflessione.

Sappiamo inoltre che perdere fa molto male. Comparabilmente più male di quanto piacere faccia vincere una somma di pari dimensioni. Uomini e scimmie (educate all’uso del denaro) manifestano entrambi un’avversione alle perdite che affiora nelle identiche proporzioni e che sembra dunque inscritta nei loro geni. E spesso è il dolore delle perdite subite a condizionare le decisioni future. Ma non così per i pazienti cerebrolesi: coloro che a causa di un ictus o di un tumore hanno subito un danno selettivo all’insula – un’area del nostro cervello che elabora emozioni negative come ansia e disgusto – sono insensibili al rischio e continuano a investire fino al novanta per cento in asset rischiosi anche dopo aver perso nei turni precedenti. Per tutti gli altri, si stima che dopo lo scoppio di una bolla ci vogliano molti anni per tornare sui livelli di propensione al rischio precedenti alla crisi.

 

Domani si assegna il Premio Nobel per l’economia. Un nome ricorrente è l’economista di Yale Robert Shiller. Meglio di chiunque altro, da oltre dieci anni, Shiller ha fatto dello studio delle “variabili nascoste” della irrazionalità umana il suo campo di indagine. Psicologia, scienze cognitive e neurobiologia stanno rapidamente migliorando la nostra comprensione della mente umana. Grazie alle precise analisi di Shiller sulle bolle speculative dot.com, immobiliari e mutui subprime, e grazie alla convergente applicazione delle neuroscienze cognitive all’indagine delle decisioni economiche, oggi conosciamo sempre meglio su scala macro e microeconomica perché gli individui commettono errori, e quindi come ristrutturare e riorganizzare le istituzioni per contribuire a evitarli. Con le sue parole:

 

«Negare l’importanza della psicologia e delle altre scienze sociali per la teoria finanziaria, sarebbe come negare l’importanza dell’attrito per le applicazioni della meccanica newtoniana. […] Una volta adottata la teoria dell’attrito, la meccanica newtoniana può essere applicata [non solo all’astronomia ma] anche ai problemi terrestri, e diviene uno strumento essenziale per i tecnici che stanno progettando i congegni destinati a migliorare la nostra vita quotidiana».

 

 Governi, banche centrali e istituzioni finanziarie devono al più presto applicare questa conoscenza alla finanza e all’economia.

Chissà se l’Accademia Reale Svedese delle Scienze riconoscerà che anche la “triste scienza” ha bisogno del suo Galilei.

 

  • Paolo Magrassi |

    Ok, comunque l’economia/finanza comportamentale è già stata premiata con il Nobel (nel 2002) a Kahneman e Tversky per i loro lavori degli anni ’70/’80. E il paradigma dei mercati efficienti è stato messo a repentaglio tra gli altri da Stiglitz, che ebbe il Nobel nel 2001 per lavori coevi con quelli

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