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Dimmi che indice usi e ti dirò chi sei

Mi ha divertito il concorso bandito dall’Economist in cui si invitavano i lettori a proporre nuovi indicatori economici. Un farmacista ha detto di saper prevedere le crisi dalla vendita dei farmaci con fermenti lattici: l'austerità modifica le abitudini dietetiche e quindi stressa l’intestino. Intestini affaticati, crisi economica in arrivo. Un veterinario sostiene che le crisi sono precedute da una riduzione di vaccinazioni degli animali domestici. Un altro lettore consiglia di guardare alla vendita di preservativi. In aumento nei periodi di boom economico ma in diminuzione nei periodi di recessione. Lo stress è nemico della libido.

L’indicatore più originale riguarda la chioma dei politici. I Paesi in cui il leader politico perde molti capelli, si ingrigisce o, peggio, si sottopone a trapianto è certamente un Paese in cui questo leader ha molti problemi ed è destinato a finire male.

L’indicatore più “serio” e pronto all’uso per chi volesse arrischiarsi arriva da un analista finanziario. L’oro è un noto bene rifugio. E cosa succede prima delle crisi? Aumentano fortemente le ricerche su google sulla sua valutazione, come mostra il grafico qui sotto. La linea rossa è l’indice (invertito) della ricerca di “prezzo oro” su google e la blu l’indice fiducia dei consumatori. 

 

BLOG Economist

Fate attenzione perché questo indicatore oggi è addirittura peggio che nel 2008. 

Qui a Los Angeles, da dove scrivo, c’è una società (www.marketpsychdata.com) che – ben più seriamene - fornisce l’indice della "paura" dei mercati ricavandolo dalla percentuale di parole "paurose" che giornalmente compaiono nelle notizie finanziarie negli Stati Uniti e nei social networks. 


Screen shot 2011-10-20 at 11.20.14 PM

Propongo un nuovo concorso: dimmi che indice usi e ti dirò chi sei.  

 

  • Leonardo |

    Stefano Cardini, che in fatto di immagini la sa lunga, ha recuperato un frammento di memoria collettiva, che ci aiuta a tornare sul tema degli indicatori. Si tratta di una striscia di Peanuts, nella quale Lucy porta alla maestra due disegni. Il compito che la maestra aveva assegnato a Lucy era semplice: un tema di 2000 parole. Ma Lucy ricordava l’assunto cardinale – “una immagine vale più di 1000 parole” – dunque ecco i due disegni.
    Proverei a considerare l’invito conclusivo del post di Motterlini, “dimmi che indice usi e ti dirò chi sei“, proprio alla luce di questa striscia.
    Quando dobbiamo misurare qualcosa di veramente importante, decidere come misurare diventa la cosa più importante. Nelle organizzazioni d’impresa vanno di moda da un centinaio d’anni i KPIs (Key Performance Indicators), indicatori della prestazione professionale che trasformano le azioni in numeri. Una parte consistente della cultura manageriale crede infatti che i numeri siano l’unico valido strumento di valutazione. Ma questa passione per le pagelle nasconde diverse trappole, come Motterlini ci ha spiegato nei suoi libri e come argomenta il Nobel per l’economia Daniel Kahneman nel suo libro più recente.
    Una frase molto famosa (spesso erroneamente attribuita ad Albert Einstein, in realtà pronunciata dal sociologo William Bruce Cameron) ci ricorda che “non tutto ciò che conta può essere contato, e non tutto ciò che può essere contato conta”. Per dirla tutta, nello scenario economico che viviamo in questi anni si ha la sensazione che a contare sia soprattutto quello che non è possibile contare con esattezza, quello che si sottrae alla logica degli indicatori quantitativi. Questa sensazione è alimentata dalla intrinseca inaffidabilità degli indicatori numerici utilizzati dai banchieri e dai revisori dei conti, dai governi e dalle istituzioni centrali. Quello ci hanno raccontato i numeri, in questi anni, si è rivelato semplicemente falso. Ecco perché avvertiamo un grande bisogno di altri racconti, forse meno precisi ma certamente meno arroganti; ecco perché le immagini possono venirci in aiuto. Forse è giunto il momento di recuperare il significato più intimo e ambiguo della frase con cui i venture capitalist amano rispondere alle richieste di finanzimento: SHOW ME THE FIGURES – e mostriamogliele, dunque, queste figures.

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