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Kahneman, paternalista libertario

Ho appena finito di recensire l’ultimo libro di Daniel Kahneman Thinking, fast and slow per il Domenicale. Aggiungo due aspetti che – sebbene marginali nell’economia del libro – mi sembrano di notevole interesse.

Il primo riguarda il modo in cui lo psicologo israeliano e premio Nobel per l’economia descrive il proprio processo di scoperta quando a Gerusalemme, negli anni Settanta, con il suo amico di una vita Amos Tversky gettava le basi per uno dei programmi di ricerca più innovativi e fertili di sempre. Paul Krugman (altro Nobel) ha scritto che non si può fare seriamente economia (e probabilmente nessun'altra scienza) se non si è disposti a giocare. Ecco come si divertiva la premiata Tversky&Kahneman:

Il modo in cui facevamo ricerca era una conversazione in cui inventavamo domande e insieme esaminavamo le risposte intuitive…. la prima che ci venisse in mente…. ogni domanda era un piccolo esperimento. Facevamo molti esperimenti in un giorno … ci interessava analizzare i prodotti delle nostre intuizioni … quindi supponevamo che i nostri sbagli fossero anche quelli di tutti noi… e lasciavamo i veri esperimenti e i controlli rigorosi per dopo.

È a partire da questi “piccoli esperimenti” che fu possibile nei trent’anni che seguirono mettere insieme una “piccola galleria degli errori” di razionalità.

Il secondo aspetto (che arriva alla fine del libro) è la presa di posizione politica di Kahneman, espressa apertamente per la prima volta. Kahneman si schiera per il “paternalismo libertario” di Sunstein e Thaler e cita con approvazione il loro Nudge che definisce “la bibbia dell’economia comportamentale”.

La Nudge-Philosphy è paternalistica perché ritiene legittimo influenzare decisioni che rendano le vite dei cittadini “più lunghe, sane e felici”; ma libertaria perché gli individui sono liberi di scegliere quello che preferiscono.

I nudges

È ovvio che, se gli esseri umani fossero perfettamente razionali (come vuole la Scuola di Chicago), i nudges – piccoli indizi, aiutini, suggerimenti, pungoli, incentivi, “spintarelle”, “esche” (se non vere e proprie trappole) che agiscono sui processi automatici della nostra mente – sarebbero solo un’inutile perdita di tempo. Invece i pungoli che riceviamo nella vita di ogni giorno sono straordinariamente efficaci. Possono influenzare le nostre decisioni sulla salute (se sempre più bambini e adolescenti sono obesi è opportuno che chi dispone i cibi nella mensa scolastica si premuri a mettere in primo piano l’insalata o la macedonia invece delle patatine fritte o una torta al cioccolato), l’educazione, i piani di assicurazione e di gestione del risparmio. In particolar modo queste “spinte gentili” risultano condizionanti in quelle circostanze – come l’acquisto di una casa, o la sottoscrizione di un mutuo – in cui il problema della scelta è complesso, dove possiamo trovarci in difetto di esperienza, di informazioni e di un immediato feedback che ci consenta di imparare strada facendo. 

Mal congegnati elementi di "architettura delle scelte" possono inoltre condurre a problemi come quello dei mutui subprime, i cui nefasti effetti su scala globale non sono ancora esauriti. La maggior parte dei sottoscrittori di questi mutui non aveva capito le condizioni stipulate. La loro ignoranza e la vulnerabilità è stata intenzionalmente sfruttata, ma con l’effetto boomerang su scala mondiale non si erano fatti bene i conti. Sono questi i casi in cui un po’ di “paternalismo libertario” potrebbe aiutare.