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Neuro-scientismo: l’irresistibile fascino dei colori del cervello

Le strategie della retorica scientista sono varie e ben documentate (anche tra i blogger del Sole), a queste se ne è aggiunta una particolarmente recente e, a quanto pare, efficace.

Immaginate di volere fornire una spiegazione di qualche fenomeno psicologico (poniamo il fatto di essere indulgenti con i nostri difetti ma spietati con quelli degli altri). Quindi date a dei non esperti, cioè a persone comuni, sia una buona spiegazione sia una cattiva spiegazione del fenomeno in questione. Ora date loro la stessa buona spiegazione e cattiva spiegazione corredate però entrambe da un'elegante evidenza neuroscientifica fatta di immagini di cervelli che si colorano di rosso, giallo e blu cioè tipicamente ottenute tramite risonanza magnetica funzionale.  

Il risultato di un esperimento volto a misurare la retorica della (neuro)scienza è documentato nell'articolo "The Seductive Allure of Neuroscience Explanations". I profani (per fortuna non gli esperti) giudicano correttamente una spiegazione migliore dell'altra, ma – attenzione non quando la cattiva spiegazione è accompagnata da presunta evidenza neurologica consistente in eleganti foto di fette di cervello colorate. In questo caso l'esca "scientifico-tecnologica" risulta semplicemente irresistibile, e sufficiente a rendere quella (cattiva) "spiegazione" del tutto convincente.  

Un classico esempio del primato della retorica sulla logica che si rinnova in chiave neuroscientistica.