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Neuroni strategici

Come posso condizionare ciò che tu pensi di me?

Dai semplici giochi di carte alle complesse negoziazioni del mondo degli affari, dal quotidiano teatrino della politica alle trattative di pace internazionali, sono tutti casi in cui può risultare decisivo il modo in cui facciamo credere agli altri qualcosa di noi stessi. Attenzione perché riuscirci non è affatto semplice. Occorre che si sia in grado di formarsi un modello (mentale) dell’altro, valutare il modello che l’altro si è fatto di noi, quindi influenzarlo e ricominciare (ricorsivamente) l’intero processo. A questo punto potrete immaginare la difficoltà computazionale per il cervello nell’eseguire questo tipo di operazione. Read Montague, direttore dell'Human Neuroimaging Lab dell’università di Huston, e colleghi  non solo se lo sono immaginati, ma  hanno messo a punto una audace procedura sperimentale per catturare le “tracce neurali” (neural signatures) dei cervelli di coloro che in giochi di contrattazione si rivelano tipi particolarmente strategici (strategic types), cioè coloro che manifestano una peculiare abilità nell’insinuare negli altri una data immagine di sé al fine di conseguirne un profitto.  Il disegno sperimentale, che non descriverò dei dettagli (lo trovate nel loro articolo, ricalca nei termini di una contrattazione tra un venditore e un compratore (il compratore deve spuntare le migliori condizioni di vendita suggerendo un prezzo negativamente correlato al valore personale associato ad alcuni oggetti) la situazione di legittimo inganno di chi bluffa a poker. Chi si comporta in questo modo cerca tipicamente di fare credere agli altri giocatori qualcosa di falso circa la propria situazione, simulando per esempio il comportamento di chi ha una mano vincente. Vale a dire, come si aspetterà che mi comporterò l’altro qualora creda che io abbia in mano una scala reale? E così via. 

Non tutti sono bravi giocatori di poker, e non tutti sanno bluffare. Che cosa rende allora una persona più strategica di un’altra? Con il consueto aiuto di una risonanza magnetica funzionale, Montague e colleghi hanno trovato la risposta a livello di attivazione di specifiche aree cerebrali. I soggetti migliori nell’indurre una falsa credenza di sé negli altri reclutano spiccatamente l’area di Brodmann 10 (corteccia rostrale prefrontale) implicata nei compiti di mentalizzazione; la corteccia dorsolaterale prefrontale destra, coinvolta nel controllo cognitivo e nel mantenimento di un obbiettivo a lungo termine; e la giunzione temporoparietale, associata alla comprensione di credenze altrui e al riorientamento dell’attenzione.

Alcune domande, tuttavia, non trovano risposta sotto lo scanner. Strategici si nasce o si diventa?  Come stabiliscono i nostri neuroni dove finisca la strategia e inizi l’inganno puro e semplice? Le diverse abilità strategiche sono attribuibili al contesto oppure a differenze individuali?

Su una cosa però questo esperimento non lascia dubbi: quando intendete fare credere agli altri ciò che non siete, ricordatevi che non riuscirete a evitare di lasciarvi dietro una traccia, perlomeno nel vostro cervello. A lui non avrete saputo mentire.